Difenderelavita: Minacce alla vita

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(Tratto da; http://umbriafamiglia.blogspot.com/2006/10/pillola-del-giorno-dopo-obiezione-di_12.html )

AGLI ORGANI DI INFORMAZIONE

In questi giorni è stata recapitata a tutti i farmacisti iscritti all’albo della provincia di Perugia la circolare prot. N. 944 – n. 5/2006 dell’Ordine dei Farmacisti, nella quale – tra le altre notizie – si legge un capoverso intitolato "Pillola del giorno dopo": obiezione di coscienza, secondo cui sarebbe stato ribadito da parte della Regione Umbria l’obbligo del farmacista di procedere alla vendita della cosiddetta "pillola del giorno dopo".
Il Forum delle Associazioni Familiari e il Movimento per la Vita – prescindendo da qualsiasi considerazione ideologica o religiosa, ma restando ancorati alle emergenze giuridiche, scientifiche e alla logica della ragione – hanno inviato ai competenti organi della Regione Umbria e agli Ordini dei Farmacisti di Perugia e Terni una comunicazione dettagliata – che può essere consultata nella versione integrale sul sito
www.umbriafamiglia.com - per ricordare a tutti che:
A) L’ordinamento giuridico in vigore oggi in Italia riconosce e tutela il diritto all’esistenza del concepito.
B) Il principio attivo Levonogestrel, contenuto nei prodotti Norlevo e Levonelle, qualora assunto dopo il concepimento, può interrompere lo sviluppo del concepito, provocandone l’eliminazione.
C) Ogniqualvolta sia in gioco quantomeno il dubbio circa il diritto all’esistenza del concepito costituzionalmente tutelato e garantito – è senza dubbio da accogliersi la possibilità per l’esercente la professione sanitaria di rifiutare la prescrizione o la somministrazione del principio potenzialmente letale.
D) Ogni diversa raccomandazione, o peggio intimidazione, da parte di organi regionali, è pertanto giuridicamente illegittima e infondata sia sotto il profilo della competenza sia nel merito. Come tale deve pertanto esser ritenuta priva di qualsiasi efficacia e non può in alcun modo costituire un vincolo per la Pubblica Amministrazione e per gli esercenti la professione sanitaria.
Il Forum e il Movimento per la Vita prendono atto con disappunto che l’Ufficio per la
Programmazione Socio Sanitaria dell’Assistenza di Base ed Ospedaliera e Osservatorio Epidemiologico della Regione Umbria ha scelto di affrontare una questione così sensibile e delicata in modo tanto inattendibile e sbrigativo, arrogandosi oltretutto funzioni che esulano dalla propria competenza.
Il Forum e il Movimento per la Vita invitano i farmacisti, i medici, tutti gli altri esercenti la professione sanitaria e i loro ausiliari a rifiutare inaccettabili diktat e a continuare a seguire la propria coscienza confortati dalla autorevole tutela costituzionale del loro diritto.
Il Forum e il Movimento per la Vita infine mettono a disposizione i propri consulenti legali per qualsiasi chiarimento e per eventuali esigenze difensive.

Perugia, 12 ottobre 2006

Forum delle Associazioni Familiari dell’Umbria
Movimento per la Vita Umbro

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Argomento: Minacce alla vita

Cara Dottoressa Navarini,
… potrebbe spiegarmi perché, se si accetta – magari in casi estremi – la possibilità etica del suicidio, non si dovrebbe accettare l’eutanasia? In fondo si tratta di un suicidio che ha bisogno semplicemente di un aiuto esterno per poter essere realizzato. È quindi ragionevole che la responsabilità del gesto ricada sul richiedente, e non sull’esecutore materiale, cioè che non vi sia alcuna sanzione per chi aiuta a morire uno che lo desidera davvero.

Molte grazie per la Sua chiarezza e buon lavoro. Cari saluti,

Federica G., Como

Risponde la dottoressa Claudia Navarini, docente presso la Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.

Argomento: Minacce alla vita

Cara Dottoressa Navarini,
… potrebbe spiegarmi perché, se si accetta – magari in casi estremi – la possibilità etica del suicidio, non si dovrebbe accettare l’eutanasia? In fondo si tratta di un suicidio che ha bisogno semplicemente di un aiuto esterno per poter essere realizzato. È quindi ragionevole che la responsabilità del gesto ricada sul richiedente, e non sull’esecutore materiale, cioè che non vi sia alcuna sanzione per chi aiuta a morire uno che lo desidera davvero.

Molte grazie per la Sua chiarezza e buon lavoro. Cari saluti,

Federica G., Como

Risponde la dottoressa Claudia Navarini, docente presso la Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.

Argomento: Minacce alla vita
Anonymous Segnala "Morale: contraccezione, dissenso... L'Occidente saprà sfuggire oggi al fascino degli avvocati della secolarizzazione di cui la crescente indifferenza davanti alla diffusione dell'aborto e dell'eutanasia non è che una manifestazione? Dopo le grandi battaglie contro l'aborto, ora è contro l'eutanasia che occorre riprendere la lotta.

di JOSEPH JOBLIN
© L'OSSERVATORE ROMANO Mercoledì 10 Maggio 2000
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Argomento: Minacce alla vita

Fino a pochi decenni fa, in Italia, tutta una serie di comportamenti e di situazioni di vita, trovava concorde e netta valutazione morale nella grande maggioranza dei cittadini e nell'ordinamento giuridico dello Stato. Si pensi, ad esempio, all'indissolubilità del matrimonio, alle pratiche anticoncezionali, all'aborto procurato. Il rapido e tumultuoso cammino culturale compiuto dall'Italia nel dopoguerra ha rimesso in questione molti di questi comportamenti e situazioni, giungendo a capovolgere la loro valutazione nella maggioranza della popolazione e nelle leggi. Si è avuta così per stare agli esempi accennati, la legalizzazione del divorzio la diffusione, ad opera dello stesso Stato, della contraccezione, la legalizzazione dell'aborto.
Nel vivace dibattito che ha sempre accompagnato ognuno di tali capovolgimenti, non poche modalità si sono puntualmente ripresentate, con una costanza che non può non essere significativa. Tra queste "costanti", c'è stata quella di vedere prospettata una duplice morale: una, valida solo per i cattolici, l'altra per i "laici", o non-credenti.
Ha finito così col prendere piede l'idea che la condanna morale del divorzio, della contraccezione e dell'aborto, sia una posizione che può avere giustificazioni unicamente sulla base e all'interno della fede; vale, dunque, solo per i credenti. I non credenti perciò (è stato detto e ripetuto) hanno tutto il diritto di pensarla diversamente e di comportarsi di conseguenza. E lo Stato deve rispettare tale diritto. Si è arrivati quindi a ritenere indebita l'azione dei cattolici impegnati in politica, quando hanno cercato di impedire l'approvazione di leggi che consentono, ad esempio, o il divorzio o l'aborto.
Nei loro discorsi, posizioni, iniziative, si è voluto vedere addirittura una volontà di sopraffazione, cioè un voler imporre leggi e norme "cattoliche" anche a quanti non sono e non vogliono essere cattolici. Si è pure denunciato, come indebita e intollerabile ingerenza, ogni intervento in materia da parte del Magistero ecclesiale, sia del Sommo Pontefice sia dell'Episcopato italiano.
La creazione di una simile spaccatura ha reso impossibile un vero dialogo tra posizioni divergenti. Una spaccatura che suppone, sul piano dottrinale, l'affermazione che non esiste, neppure a livello di valori umani fondamentali, una morale semplicemente umana, valida per tutti gli uomini, perché scaturisce da la comune natura umana, indipendentemente da elementi conoscibili solo per le vie sovrarazionali della rivelazione divina e della fede.
Ad approfondire ulteriormente il fossato è intervenuto un altro fattore: l'aspetto politico di ognuno di quei problemi ha finito per diventare non solo preminente, ma totalizzante, fino ad oscurare gli altri aspetti a cominciare da quello specificamente etico. A problemi di tanta gravità e importanza, quali il divorzio e l'aborto, in cui sono in gioco i valori fondamentali della convivenza umana, cioè la vita e l'amore, non poteva capitare disavventura peggiore. Una volta visti, infatti, come problemi di politica, se ne sono impossessati i partiti con tutte le conseguenze che questo comporta. Prima fra tutte, quella di vedere affrontati i problemi, con soluzioni già ideologicamente precostituite, con la sola volontà di avere partita vinta sugli avversari, con quella partigianeria e passionalità che è l'esatto o posto della serena e seria ricerca di soluzioni fondate su una approfondita conoscenza dei termini reali del problema, dell'esperienza già fatta da altri Stati (preziosa per risparmiare alla nazione di ripercorrere stupidamente vie già risultate erronee e dannose), tutto il contrario, insomma, di una ricerca sincera della verità e dell'autentico bene comune.
Sta ora venendo avanti un altro problema, non meno grave, perché ancora una volta è in gioco un valore primario, quello della vita. Il problema che si prospetta è quello della legittimazione dell'eutanasia. Anche se qualche progetto di legge è stato presentato, il problema non è ancora entrato nel campo infido della lotta politica tra i partiti. E ancora possibile, perciò, affrontarlo con tutta la pacatezza e la serietà necessaria.
Inoltre, nel tentativo di evitare, prevenendolo, che si crei anche qui il fossato tra "cattolici" e "laici", mi propongo di trattare il problema anzitutto, e prevalentemente, su un piano puramente razionale, quello della Bioetica. Su questo piano, come è noto, il confronto tra studiosi di diversa estrazione, compresa quella cattolica, è un dato di fatto, collaudato e istituzionalizzato in quasi tutti gli Stati moderni, a tutti i livelli, da quelli di un Istituto Ospedaliero o di una Università, a quello nazionale e internazionale. E' del dicembre 1989 il
primo Simposio di Bioetica, promosso dal Consiglio d'Europa, a Strasburgo.
Porrò solo al termine, come ultimo e più breve capitolo, l'esposizione della dottrina della Chiesa cattolica in tema di eutanasia.
L'obiettivo che mi propongo è semplicemente quello di offrire un aiuto a riflettere, con serena serietà, su un problema che già oggi entra, come problema drammaticamente concreto in molte famiglie, e che un numero crescente di persone finirà per incrociare sul proprio cammino, con soluzioni umane, oppure disumane, anche in base a leggi alla cui elaborazione è ancora possibile dare un contributo responsabile.

di d. LINO CICCONE
[Tratto da: http://utenti.lycos.it/armeria/Eutanasia_indice.html ]

Argomento: Minacce alla vita

IL RISPETTO DELLA DIGNITA' DEL MORENTE

A partire dagli anni '70, con inizio nei Paesi più sviluppati nel mondo, è venuta diffondendosi una insistente campagna a favore dell'eutanasia intesa come azione o omissione che di natura sua e nelle intenzioni provoca l'interruzione della vita del malato grave o anche del neonato malformato. Il motivo che abitualmente si adduce è quello di voler così risparmiare al paziente stesso sofferenze definite inutili. Si sono sviluppate campagne e strategie in questo senso.

La PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITA propone alcune considerazioni sull'argomento. 

Argomento: Minacce alla vita

di LUCIANO EUSEBI, Professore straordinario di Diritto penale nella Università Cattolica del Sacro Cuore
© L’Osservatore Romano, 30 agosto 2003.

Nonostante il dibattito sulla clonazione abbia per lo più investito, finora, le sue conseguenze biologiche, focalizzandosi sull'identità che ne consegue (fatti salvi, nella clonazione propria, i geni mitocondriali) tra il genoma del generante e del generato, essa va innanzitutto presa in esame di per sé, cioè in quanto modalità procreativa.
Sotto questo profilo tale tecnica comporta una procreazione che prescinde dall'apporto genetico di due individui o, in altre parole, non genitoriale.

Argomento: Minacce alla vita

del prof. ROBERTO COLOMBO
Pontificia Accademia per la Vita
da: L'Osservatore Romano, 27-8-2003

La fine del secondo conflitto mondiale non solo ha coinciso con una rapida ripresa e uno sviluppo senza precedenti della ricerca biologica e medica, profondamente umiliata dai crimini degli scienziati nazisti e desiderosa di un riscatto morale agli occhi del mondo ancora fissi sul processo di Norimberga che li aveva portati alla luce, ma ha anche visto al centro della ricostruzione della comunità internazionale il riconoscimento e la tutela dei diritti fondamentali dell'uomo, palesemente e violentemente infranti da una ideologia ed una esecuzione eugenetica.

Argomento: Minacce alla vita

Prof. ROBERTO COLOMBO
Pontificia Accademia per la Vita

da: L'Osservatore Romano, 20-8-2003

La trasposizione di alcune biotecnologie riproduttive in vitro dalla medicina veterinaria a quella umana, iniziata trentacinque anni fa con i primi tentativi di fecondazione extracorporea e trasferimento in utero di embrioni umani, nello scorso decennio si è estesa anche alle tecniche di micromanipolazione dei gameti, e non è oggi possibile escludere neppure la evenienza di una riproduzione senza il concorso della cellula germinale maschile, come già sperimentato in alcune specie di animali attraverso la clonazione. Al di là delle stesse intenzioni buone di numerose coppie sterili e di alcuni operatori sanitari, anche cattolici, e delle difficili e dolorose circostanze nelle quali questi interventi sono talora richiesti ed effettuati, il ricorso alle tecniche della riproduzione artificiale, pur di tipo omologo e nell'ambito del matrimonio, costituisce una obiettiva degradazione della qualità antropologica e morale della procreazione umana.

Argomento: Minacce alla vita

Cara Dottoressa,
poco tempo fa si è molto parlato del caso di quel bambino selezionato per nascere senza tumore, in Inghilterra. Nella facoltà di Medicina in cui studio ci dicono che pratiche come queste sono dei grandi successi, perché riescono finalmente a debellare malattie finora incurabili, e che la gente le chiede insistentemente. A me invece, fanno paura, perché non vedo come, di questo passo, ci si potrà fermare di fronte alle richieste sempre più pressanti ed esigenti della clientela.
Potrebbe darmi un Suo pare sul punto?
(…)
Grazie infinite, Katia

* * *

di Claudia Navarini - zenit.org - 28 maggio 2006

Cara Katia,
la questione che affronti è davvero cruciale nel dibattito attuale sull’etica della ricerca e sull’etica medica, e merita una risposta dettagliata.

Fra i paesi che con determinazione perseguono la via della selezione umana, la Gran Bretagna si conferma capofila.
È del 10 maggio la dichiarazione dell’Authority britannica sulla riproduzione assistita, l’HFEA (Human Fertilisation and Embryology Authority), secondo cui anche gli embrioni portatori di geni associati – in una certa percentuale di casi – al cancro della mammella e al cancro dell’ovaio possono essere “selezionati”, cioè eliminati.

Argomento: Minacce alla vita

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