Minacce - RU486: Sicard: la pillola abortiva è pericolosa, ditelo in Italia
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La denuncia del medico che guida il Comitato francese di bioetica: incidenti che restano sconosciuti, informazioni taciute, scarsa trasparenza clinica...Un dossier impressionante

Una certezza: "Presentare questa pillola come una sorta di 'agevolazione' è profondamente sbagliato".
Nonostante la Ru486 sia un prodotto della ricerca francese, non c’è alcun compiacimento nella voce del professor Didier Sicard, già primario di Medicina Interna all’Ospedale Cochin di Parigi e da quasi un decennio alla testa del Comitato consultivo nazionale di Etica (l’omologo del Comitato italiano di bioetica).

Dietro ai drammi causati dalla Ru486, che Sicard ha conosciuto anche a livello personale – sua figlia Oriane Shevin è morta a 34 anni dopo aver assunto la pillola abortiva –, resta una terribile zona d’ombra taciuta da tanti specialisti: "I danni psicologici a medio e lungo termine di qualsiasi aborto restano del tutto sconosciuti".



Professore, mesi fa un suo intervento su "Le Monde" intorno ai rischi di derive eugenetiche della diagnosi pre-impianto ha suscitato reazioni persino indignate.
Nella Francia dei grandi dibattiti 'laici' la bioetica fa eccezione?

"In Francia, un Paese nutrito d’illuminismo, vige l’impressione che la scienza sia sempre benefica. Così non far nascere un bambino portatore di un potenziale genetico patogeno diventa una buona cosa. Esiste una visione medica positivista per la quale si deve dar la caccia a ogni possibilità d’espressione genetica sfavorevole. Qualche giorno fa, in una conferenza sulla diagnosi prenatale, parlavo dell’ipertensione arteriosa polmonare primitiva, una malattia molto rara, e mi sono scontrato con alcuni medici.
Sostenevano che se anche questa malattia ha una possibilità di manifestazione solo del 20% fra i 5 e i 65 anni occorre inserirla nei protocolli della diagnosi preimpianto. Mi interrogo sempre di più su questa riduzione di un essere umano alla sua identità genetica".

Pensa sia frutto anche dell’assenza di un vero dibattito?

"In parte. Ma penso soprattutto che pian piano la società francese si sia abituata a considerare che ci si può sbarazzare degli handicappati.
Ricordo le considerazioni di un esponente di un partito politico di sinistra secondo cui ormai occorre 'sradicare' – hanno proprio impiegato questo termine – le malattie genetiche.
C’è una tacita accettazione del fatto che se la medicina dice che è meglio non far nascere qualcuno questo deve essere necessariamente un bene. Si tratta di una deriva spirituale nel senso più ampio, una visione restrittiva e regressiva dell’umano".

In questo quadro, la Francia è anche la patria dell’aborto chimico. È d’accordo con chi contesta, anche in Italia, il mito dell’'aborto facile'?

"Questa pillola permette di evitare un atto chirurgico, certo.
Ma ci si dimentica, ad esempio, che la Ru486 è stata scoperta nel corso di esperimenti sui topi mentre si cercava una medicina che arrestasse il funzionamento della ghiandola surrenale, un anticortisolo. Ci si rese conto che le femmine di topo gravide abortivano, e qualcuno si chiese se non si poteva utilizzare la proprietà abortiva della molecola cambiandole il nome, che era in precedenza Ru 38486. Così questo prodotto che aveva una funzione antisurrenale è divenuto un prodotto abortivo.
Ma proprio questa funzione ha portato alla morte di diverse donne, soprattutto negli Stati Uniti. Infatti in presenza di un’infezione uterina la situazione può divenire drammatica a causa dell’insufficienza surrenale creata dalla pillola. La quale necessita di un inquadramento medico straodinariamente dettagliato per evitare gravi pericoli".

Si è tenuto conto di tutto questo confrontando aborto chimico e chirurgico?

"I confronti sono stati fatti centinaia di volte ma a mio parere restano falsati, perché quando una donna viene operata si sa ciò che accade prima, durante e dopo l’intervento. Quando invece assume la Ru486 e ha qualcosa di molto grave, soprattutto se è molto giovane, spesso non lo si viene a sapere, perché non ha il coraggio di dirlo. Così la facilità d’assunzione di questo farmaco rischia di condurre a incidenti che restano sconosciuti. Credo ci sia spesso una non conoscenza della complessità d’azione della pillola abortiva.
Trovo ad esempio scandaloso drammatizza. Usa toni morbidi, Rassicura. Massi­mo Srebot, primario di gi­necologia ed ostetricia all’O­spedale Lotti di Pontedera, pioniere della Ru486, ieri mattina è intervenuto a 'Scienza' di Fabio Pagani, su Rai Radio3. "Molte donne – ha spiegato – subiscono ne­gativamente l’intervento chi­rurgico ". Riferisce che nella quasi totalità le pazienti sono risultate molto soddisfatte. "Conseguenze negative? Poca che fra le avvertenze manchi la nozione di base, cioè che questo prodotto è un potente antisurrenale. E manca perché ci si è resi conto che ciò spaventerebbe le donne. Sono convinto che ci sia molta opacità, per questo auspico una maggiore trasparenza sugli effetti dell’Ru486, così come anche una grande attenzione da parte del mondo medico sulle modalità di assunzione del prodotto".

Come conciliare tutto ciò con l’isolamento psicologico, talora persino inconsciamente ricercato, delle donne che 'scelgono' la pillola?

"È vero, la donna dopo aver preso queste compresse ed esser rientrata a casa tende a non dirlo a nessuno. Un atto abortivo è un atto grave, è sempre un dramma, sul piano medico e su quello psicologico.
Ma la medicina ha finito per convincersi che queste pillole possono toglierle qualsiasi responsabilità".

Daniele Zappalà
© Avvenire-èVita, 8-11-2007

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